Insegnamento sicuro, strumenti digitali e voce degli studenti: il viaggio a Madrid

Restituzione dal corso Erasmus + PNRR — Progetto n. 2024-1-IT02-KA121-SCH-000223138

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Insegnamento sicuro, strumenti digitali e voce degli studenti: il viaggio a Madrid

Restituzione dal corso Erasmus + PNRR — Progetto n. 2024-1-IT02-KA121-SCH-000223138

 

Nell’ambito del progetto di mobilità Erasmus+ PNRR (n. 2024-1-IT02-KA121-SCH-000223138), promosso dal Polo Europeo della Conoscenza, Francesca Cassarà, docente dell’Istituto Comprensivo Giudicarie Esteriori ha partecipato dal 10 al 15 maggio 2026 a Madrid a un corso di formazione internazionale su un tema che riguarda da vicino tutte le scuole europee: come costruire ambienti educativi davvero sicuri, dove ogni studente si senta accolto, ascoltato e libero di imparare.

Il corso si è svolto presso l’Universidad Pontificia Comillas ed è collegato al progetto europeo LET’S CARE (Horizon Europe), una ricerca che coinvolge 13 partner di 9 paesi e studia come la qualità delle relazioni a scuola influenzi il benessere degli studenti e prevenga l’abbandono scolastico precoce.

Cosa significa “insegnamento sicuro”?

Il punto di partenza del corso è stato semplice ma potente: pensare a un insegnante della propria vita scolastica che ci ha fatto sentire sicuri e supportati, e chiedersi — cosa faceva, concretamente?

Le risposte dei partecipanti da tutta Europa sono state quasi identiche: “Salutava sempre per nome e mi guardava.” “Ascoltava quando avevo un problema, anche se non riguardava la materia.” “Spiegava le cose di nuovo senza farmi sentire incapace.” “Credeva che potessi fare di più e me lo diceva.”

Nessuno ha citato le competenze disciplinari. Tutti hanno descritto comportamenti relazionali. Questo è il cuore del Safe Teaching: l’insegnamento sicuro non è una tecnica didattica, ma una qualità della relazione tra docente e studente — fatta di ascolto, prevedibilità, rispetto e fiducia. La ricerca europea dimostra che questa qualità relazionale ha un impatto diretto sui risultati scolastici, sulla motivazione e sulla probabilità che uno studente rimanga a scuola.

Tre strumenti da portare in classe

Dal corso arrivano strumenti concreti e sperimentati che potremmo introdurre nella nostra scuola.

Il primo è il Photovoice: una metodologia nata negli anni Novanta che usa la fotografia come linguaggio per dare voce agli studenti, in particolare a chi fatica nell’espressione scritta o verbale. Gli studenti fotografano qualcosa che li riguarda — un problema, una risorsa, qualcosa che vorrebbero cambiare — e poi discutono le immagini in gruppo seguendo domande guida. Non cambia il mondo tutto in una volta, ma, come hanno detto i formatori, “ha un impatto molto reale sulla vita dei partecipanti e delle persone che rappresentano.”

Il secondo è la tecnica SMAT — Sogni, Paure, Gioie e Dolori — uno strumento di educazione socioemotiva in cui ogni studente esplora e condivide, nei modi che preferisce (parole, disegni, oggetti), il proprio mondo interiore. Non è terapia: è uno spazio strutturato e sicuro che permette ai docenti di conoscere meglio i propri studenti e agli studenti di sentirsi visti. La ricerca in neuroeducazione è chiara su questo: un ragazzo che si sente al sicuro emotivamente impara meglio.

Il terzo strumento è Rayuela Digital, un progetto europeo (Horizon 2020, n. 882828) che ha sviluppato un videogioco educativo per ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 16 anni, disponibile anche in italiano, che insegna a riconoscere e gestire i rischi online giocando. Il gioco si chiama semplicemente Rayuela (la nostra”campana”) — “un modo divertente di combattere il crimine informatico” — ed è strutturato in sei avventure che affrontano situazioni reali: cyberbullismo, adescamento online (grooming), phishing, fake news, cyberhate. I personaggi del gioco si trovano di fronte a scelte difficili — accettare una richiesta di amicizia da uno sconosciuto, scaricare un aggiornamento da un sito pirata, rispondere a un messaggio ambiguo — e il giocatore deve decidere cosa fare, imparando attraverso le conseguenze delle proprie scelte.

I dati del pilot study europeo (progetto Missão Cibersegura, Portogallo) mostrano che il gioco è efficace: dopo averlo usato, la percentuale di ragazzi che avrebbe risposto in modo sicuro a tentativi di grooming online è salita al 93,6%, e la consapevolezza sui rischi del phishing online è cresciuta significativamente. Un dato che colpisce: il 72% dei potenziali responsabili di cyberbullismo sa già che il proprio comportamento è un reato — il problema non è la conoscenza, ma la capacità di scegliere diversamente. Rayuela lavora esattamente su questo.

Perché tutto questo riguarda anche le famiglie

La ricerca europea è chiara: la scuola da sola non basta. I docenti di sei paesi europei hanno raccontato le stesse difficoltà — classi numerose, burocrazia, pressione sui risultati — ma hanno anche detto una cosa importante: quando la scuola e la famiglia si parlano davvero, gli studenti stanno meglio e imparano di più.

Nei prossimi mesi condivideremo questi strumenti con i colleghi e cercheremo di costruire insieme nuovi spazi di dialogo con le famiglie. Perché una scuola sicura si costruisce insieme.

 

Per saperne di più: letscareproject.eu — rayuela-project.eu — promaestro.org

Progetto Erasmus+ PNRR n. 2024-1-IT02-KA121-SCH-000223138 — I.C. Bosco Chiesanuova / Polo Europeo della Conoscenza